Le Chiese di Ovada

s-domenicoIn una lettera del 1486 si trova uno dei primi riferimenti alla fondazione della chiesa me del Convento intitolato alla Madonna delle Grazie; la posa della prima pietra si fa risalire al 1481 quando Padre Giovanni da Taggia ricevette il diploma che lo nominava Priore del Convento.
Alcune parti della chiesa (il campanile, l'abside, pilastri, capitelli ed archi in stile romanico) sembrano essere antecedenti a questa data anche se Giorgio Oddini, in un suo approfondimento, ritenne plausibile che le maestranze ripetessero moduli e schemi passati per desiderio dei committenti.
Una lapide posta sull'architrave del portone, datata 1508, indica come data di costruzione il 1481 quando il Conte Antonio Trotti era signore della città.
La facciata semplice è coronata da timpano e presenta un unico portone; l'interno si presenta a tre navate con transetto, quella centrale coperta da un'unica volta a botte mentre quelle laterali di quattro campate coperte da volta a crociera.
La chiesa subì molti rimaneggiamenti nei corso degli anni ed i segni sono visibili: in origine le parti in muratura di mattoni erano lasciate a vista e l'armatura del tutte con capriate di legno era visibibile. Il veloce deterioramento delle parti esposte, comportò l'intonacazione e l'imbiancatura dell'interno già nel 1585.
Tra il Seicento ed il secolo successivo la chiesa venne arricchita di altari e cappelle costruiti dalle varie famiglie e corporazioni della città; il pavimento iniziò ad ospitare sepolcri e lapidi tombali: l'area di Piazza San Domenico e quella occupata dalla nuova costruzione erano molto probabilmente in passato occupate da un'area cimiteriale e forse anche da una piccola cappella della quale la chiesa di Santa Maria delle Grazie costituì un probabile ampliamento.
La vita della chiesa fu segnata dalle guerre e dalla sopressione degli ordini religiosi e visse il periodo più duro quando venne trasformata in caserma nel 1796.
Dopo la Restaurazione del 1815 ed il passaggio della città sotto il Regno Sabaudo di Sardegna, ritornarono le condizioni per un ritorno alla destinazione religiosa; dal nuovo Demanio la proprietà passò al Comune che ne affidò l'uso e la conservazione ai Rev. Padri delle Scuole Pie chiamati in Ovada a curarvi la pucclica istruzione.
Purtroppo a causa della inderogabile necessita di reataurare il tetto, i Padri Scolopi furono costretti nel 1837 a vendere sei altari delle navate laterali destando sconcerto nella popolazione e causando forti tensioni con lo stesso Comune, le quali vennero appianate solo nel 1883.
Da allora i lavori di abbellimento e restauro proseguirono anche se, purtroppo, alcuni elementi originali della chiesa vennero asportati o distrutti.
Di notevole importanza il secondo altare sulla destra, pregevole opera in marmo seicentesca: un tempo altare maggiore della vecchia parrocchiale fu posto qui nel 1847 dopo che l'orginale era stato venduto nel 1837.
Altrettanto interessante è l'altare alla parete di destra del transetto della Beata Vergine del Rosario assai ricco di pregevoli marmi e posizionato in questa posizione nel 1706. La statua centrale della Madonna è opera di un allievo dello scultore Filippo Parodi a sua volta allievo del Bernini; le due statue laterali rappresentano Santa Caterina da Siena e San Domenico. La statua della Madonna era coronata da 15 piccoli quadri ad olio (I Misteri del Rosario) di cui oggi solo otto sono originali (gli altri 7 sono stati rubati durante gli anni '80). L'altare è quello che in precedenza stava al posto dell'altare maggiore della Chiesa rimosso per sistemarne uno più grande.
Le manomissioni e gli incendi subiti dalla Chiesa hanno di molto alterato la costruzione originale che rimane comunque un esempio artistico e una testimonianza storica assai rilevante.

 

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realizzato dagli Studenti del Blaise Pascal di Ovada