Percorso alla scoperta di uno dei Parchi Naturali più belli d'Italia, tra natura, storia ed arte.

PARTENZA: OVADA

Seguire le indicazioni per l'Autostrada; alla rotonda imboccare la SS 456 in direzione Rossiglione
Attraversare l'abitato e dirigersi verso Campoligure (uno dei Borghi più belli d'Italia)
Entrare nel centro del paese (al semaforo a sinistra)

CAMPO LIGURE
Comune: tel 010 921003 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il borgo, tra i monti dell'Appennino e il Mar Ligure, distinto dalla torre del castello che spicca tra i tetti, è uno dei borghi più belli d'Italia ed è noto per i suoi artigiani della filigrana

Punti di Interesse:
- Chiesa Parrocchiale della Natività di Maria Vergine
Nella piazza principale del centro storico, si erge la chiesa, accanto ad una loggia tardo medievale, utilizzata sino a fine Ottocentocome sede del mercato cittadino.
- Oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco
Costruito nel 1647 in stile barocco, presenta all'interno, nella parete di destra, un affresco, proveniente dal precedente oratorio quattrocentesco, raffigurante la Deposizione, opera del XV secolo di un pittore itinerante di area piemontese. L'oratorio conserva una statua lignea diSan Sebastiano, opera dei primi anni del XVIII secolodello scultore Nicolò Tassara di Voltri; una pala d'altare della scuola settecentesca di Domenico Piola; una grande tela del pittore campese Santo Leoncini e un affresco, Padre Eterno e angeli, di Gio Andrea Leoncini.
- Oratorio di Nostra Signora Assunta
Situata ai piedi della collina del castello Spinola, è un esempio di Barocco ligure architettonico. La chiesa conserva la statua lignea dell'Assunta opera dello scultore secentesco Ursino de Mari, il gruppo ligneo della Madonna e San Gaetano della scuola genovese del Maragliano, il gruppo del Martirio di Santo Stefano, un pregevole crocifisso di scuola secentesca napoletana.
Oltre il ponte medievale di San Michele sul torrente Stura, dove in passato si riscuoteva il dazio, è ubicata l'antica pieve di San Michele Arcangelo, sorta intorno al VIII secolo e ricostruita a causa di disastrosi eventi alluvionali, nel1939-1941.
Tra gli altri edifici di culto sono da ricordare la chiesa di Santa Maria Maddalena sulla strada provinciale per Genova e l'ex chiesa del convento dei Santi Michele e Cristino
- Il Museo della Filigrana
Oltre agli ancora numerosi artigiani presenti, che spesso affiancano al laboratorio artigianale negozi di grande interesse con l’esposizione della produzione locale, dal 1984 per iniziativa della pubblica amministrazione e l’importante contributo del Commendatore Pietro Carlo Bosio, esperto collezionista, è sorto il Museo della filigrana. Questo Museo affianca ad interessanti esempi della produzione locale, rari capolavori raccolti nei quattro continenti. Nel 2000 il Museo ha accettato la donazione del Commendatore Bosio, a cui è oggi intitolato il Museo, ed ha in programma di diventare un importante punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale per tutti gli amanti di quest’arte.
ORARIO DI VISITA
Venerdì 15,30 – 18,00 - Sabato , Domenica 10,30 - 12,00 e 15,30 – 18,00 - Gruppi su prenotazione
Servizio accoglienza: Coop. Fuori Fila: 010 92 00 99 - 010 92 11 66 (stazione fs)

Dopo un centinaio di metri dall'ingresso del paese svoltare a destra in Viale della Repubblica - Imboccare la SP 69 direzione Parco Capanne di Marcarolo (che diventerà SP 165)
Istituito nel 1979 in un’area montana di 82 Kmq posta all’angolo meridionale della Provincia, il parco è a cavallo fra Liguria e Piemonte. Comprende i Comuni di Lerma (sede operativa del Parco) , Tagliolo Monferrato, Casaleggio Boiro, Mornese, Voltaggio, Bosio (sedeamministrativa).
Di qui passavano le “strade del sale” che mettevano in comunicazione la costa ligure con il territorio piemontese e la pianura padana. La sua condizione di isolamento rispetto alle aree limitrofe, interessate dallo sviluppo industriale, ha contribuito a preservarne le bellezze naturali, sia paesaggistiche sia biologiche. Inoltre il Parco ed i comuni limitrofi offrono un ambiente incontaminato e sereno, ricco di storia e cultura, in cui riscoprire il contatto con la natura nella quale si fondono peculiarità montano-continentali, collinari e mediterranee. La cima più alta è il Monte Figne (m. 1172) ma il monte simbolo del Parco, circondato dai profili arrotondati dei monti Colma, Pracaban e Poggio, è il Monte Tobbio (m. 1092) dalla cui cima, nei giorni limpidi e tersi, è possibile ammirare lo spettacolo delle Alpi e addirittura scorgere il profilo della Corsica
Dal punto di vista geologico il Parco è la vera e propria cerniera di congiunzione tra le Alpi e l’Appennino. L’aspetto della vegetazione, alle quote più basse, si presenta con ampie distese di bosco ceduo di rovere, castagno e qualche faggio, le conifere sono frutto di rimboschimenti attuati nel secolo scorso. La flora del Parco è ricca e varia, grazie ad una serie di situazioni climatiche particolari e comprende la rosa di Bertoloni, il tulipano selvatico, le orchidee, la pianta carnivora, la genziana e la profumatissima rosa pendulina. Caprioli, cinghiali, volpi, donnole, faine, tassi, puzzole sono gli animali che si possono incontrare nel Parco; poiane, gheppi e falchi solcano il cielo. Il Biancone (simbolo del Parco) un rapace dall’apertura alare che raggiunge anche i due metri, ogni anno arriva dall’Africa per nidificare. I rettili presenti, base dell’alimentazione dei rapaci, sono la vipera Aspis, il colubro di Esculapio ed il biacco. Molte sono le farfalle tra le quali spicca il macaone. Vi è la possibilità di seguire numerosi itinerari naturalistici, lungo le rive dei Laghi della Lavagnina (bacini artificiali) oppure risalire le pendici del monte Tobbio (1092 m s.l.m.) e affacciarsi una suggestiva finestra spalancata sul mare.
Nel Parco delle Capanne di Marcarolo, in conseguenza dell’alto regime di piovosità e della impermeabilità dei terreni, in passato furono costruite grosse dighe che hanno dato origine ad una serie di laghi artificiali sfruttati ad uso potabile dall’acquedotto di Genova.
I laghi della Lavagnina sono posti nella zona più settentrionale del Parco e sono una classica meta turistica molto interessante non solo per le belle passeggiate sul lungo lago ma anche dal punto di vista geologico e botanico. Tra le immagini di una natura aspra e selvaggia è possibile veder affiorare distese di ciotoli che rappresentano le tracce certe del lavoro di coltivazione delle sabbie aurifere in epoca romana del torrente Gorzente. Nella parte meridionale del Parco si trovano i tre Laghi del Gorzente (Lago Bruno, Lago Lungo e lago Badana). Bacini artificiali costruiti alla fine del secolo scorso per l’approvvigionamento idrico di Genova nelle cui acque si specchia la bellissima Costa Lavezzara, punto panoramico di notevole pregio paesaggistico.

Al bivio girare a Sinistra in direzione Sacrario della Benedicta e continuare lungo la SP 165 in direzione Parco Capanne di Marcarolo.
Seguire le indicazioni per il Sacrario della Benedicta.

SACRARIO DELLA BENEDICTA
Il cascinale della Benedicta rappresenta uno dei luoghi più importanti nella storia della resistenza alessandrina ed italiana. Convento benedettino nel Medioevo, centro della proprietà terriera degli Spinola in età moderna, divenne la sede del comando partigiano della III Brigata Liguria nella primavera del 1944: nell'aprile di quell'anno i nazifascisti attaccarono in forze i partigiani, uccisero decine di ragazzi, ne avviarono centinaia ai campi di concentramento e distrussero il cascinale.
Dopo anni di abbandono i ruderi dell'ex convento benedettino, luogo della strage, sono stati oggetto di opere di restauro e recupero. Nel 2001 è sorta l'Associazione "Memoria della Benedicta" che si propone di costruire, presso i ruderi della Benedicta, un centro di documentazione permanente dedicato all'eccidio e, più in generale, ai temi della guerra e della pace.

Breve storia dell'eccidio
Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo.
In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri partigiani, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino.
Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen), ma 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.
Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione "Mingo", attiva nell'ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati alla Benedicta. Altri partigiani continuarono la loro esperienza in formazioni della Val Borbera e in altre divisioni partigiane dell'appennino alessandrino.
Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha conferito alla Provincia di Alessandria la medaglia d'oro al valore militare per l'attività partigiana, con una motivazione che fa espresso riferimento all'eccicio della Benedicta come evento emblematico della Resistenza del nostro territorio.
Tratto da: http://www.benedicta.org
Poco oltre il Sacrario a Destra si trovano le tombe dei Partigiani Caduti e qualche metro più avanti sulla sinistra l'Ecomuseo di Cascina Moglioni.
Ecomuseo di Cascina Moglioni
Il concetto di Parco, soprattutto in Italia, si è storicamente radicato attraverso la contrapposizione, ed oggi il compromesso, tra due concetti fondamentali: il Parco Ottocentesco, visto come grande giardino, ed il Parco Nazionale, istituito negli anni '20, per la conservazione di flora e fauna senza un eccessivo interesse per le popolazioni residenti e per la loro economia. In Europa molte nazioni, la Francia su tutte, stanno cercando di migliorare tale condizione, attraverso l'istituzione di progetti guida che abbiano come punto di partenza e fine il territorio attorno a cui il Parco nasce. Sicuramente l'idea più funzionale e progettualmente ottimale per un'area protetta che abbia enormi potenzialità e risorse inespresse, è l'Ecomuseo. Tale iniziativa si basa sulla realizzazione di elementi museali mai fini a se stessi e nati allo scopo di essere tappe di un "museo più grande", il cosiddetto Museo del Territorio. Organizzato a circuiti o percorsi, l'Ecomuseo vive sul positivo impatto che riesce ad avere sulla popolazione residente, accrescendo il benessere economico basandosi sugli aspetti storici e naturalistici esistenti, da recuperare e riscoprire.
Tratto da http://www.areeprotetteappenninopiemontese.it/

Info: Aree Protette Appennino Piemontese : Bosio tel. 0143 684777 Lerma tel. 0143 877825 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  - http://www.areeprotetteappenninopiemontese.it/

Seguire la SP 165 al bivio prendere la direzione Mornese (a sinistra)

MORNESE
Comune: tel 0143 887858 www.comune.mornese.al.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Via Andrea Doria, 49 15075 MORNESE
altitudine sul livello del mare m. 380

Il paese sorge su di una dolce collina a breve distanza dai boschi e dai vicini torrenti Piota e Gorzente (meta di appassionati alla ricerca dell'oro). Di qui passava La Via del sale tra Liguria e Piemonte.

Punti di interesse:
- Santuario di Santa Maria Mazzarello
Sorge in frazione Mazzarelli il Santuario dedicato alla nativa del paese Maria Domenica Mazzarello (1837-1887) fondatrice nel 1872 della congregazione salesiana femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice, salesiane di Don Bosco.
- Castello D’Oria
Non è di derivazione fortilizia ma è di origine monastica cistercense e fu distrutto dai Genovesi nel 1404; l’edificio attuale risale al 1700 epoca che vide la trasformazione completa in edificio residenziale. Vi si accede tramite una rampa che, attraverso un arco acuto, introduce nella corte dove si affacciano alcuni edifici antichi, tra cui una torretta. La struttura centrale si presenta a corpo unico, alleggerita dal camminamento sottotetto.
- Parrocchiale di San Silvestro
Chiesa parrocchiale seicentesca fu rimaneggiata nel 1812. Pregevole l’altare maggiore del 1738 in marmo di Carrara e la balaustra del presbiterio. Originario è il pergamo in legno pregiato, ottimamente scolpito con baldacchino adorno di statue.

Prendere la Sp 170 in direzione

CASALEGGIO BOIRO
Comune tel 0143 877134 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.comunecasaleggioboiro.it
Via Roma, 16 – 15070 CASALEGGIO BOIRO
altitudine sul livello del mare m. 321

Minuscolo paese tra campi coltivati e vigneti il cui nucleo originario è addossato al Castello.
In tempi più recenti l'abitato è andato localizzandosi intorno alla chiesa parrocchiale lungo la strada che da Ovada conduce a Gavi.

Giunti presso l'abitato di Casaleggio Boiro a sinistra deviazione Castello
Proseguire lungo Via del Castello fino ad incontrare una deviazione sulla sinistra con l'Indicazione Castello.
Punti di interesse:
- Castello
Sorge su uno sperone roccioso un po’ discosto dal paese e vi si accede con una rampa, l’antica via principale verso la Liguria. E’ il maniero più antico della zona, le cui origini risalgono all’anno Mille; ha quattro torri quadrate che superano appena il nucleo centrale; fu ricostruito nel 1500; particolari interessanti sono le bifore con decorazioni a merletto ed il rilievo in pietra sull’architrave d’ingresso. Nel 1967 fu scelto dal regista Sandro Bolchi per le riprese televisive de “I promessi sposi” e da allora è conosciuto come il “castello dell’Innominato”.

Ritornati al centro del paese proseguire sulla SP 170 e dirigersi verso Lerma

LERMA
Comune: tel. 0143 877337 - www.comne.lerma.al.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Via Luigi Spinola, 12 – 15070 LERMA
altitudine sul livello del mare m. 290

Splendido paese che domina la valle del torrente Piota. La parte più antica (ricetto) sorge sulla cresta di una collina tufacea e forma quasi un blocco unico con il Castello.

Punti d'interesse:

- Castello Spinola
L’edificio risale al 1184, l’attuale è il prodotto di una ricostruzione del 1499 del complesso precedente. Sorge sulla sommità di uno sperone di roccia e vi si accede attraverso una porta ad arco, mentre anticamente esisteva il ponte levatoio che garantiva sicurezza anche agli abitanti del Ricetto. Sulla piazza antistante il castello si trova una splendida terrazza da cui si gode una vista impagabile su colline e monti del Monferrato
- Parrocchia di San Giovanni
Prospiciente il castello, ha l’abside ricavata da una delle torri della cinta muraria del castello e da piccola chiesa medievale fu arricchita in modo particolare durante il XVII secolo: all’interno sono visibili un bel Crocifisso ligneo di Anton Maria Maragliano ed una Madonna con Bambino di Barnaba da Modena pittore attivo tra il 1361 e il 1383.
Nel 1975 casualmente vi fu scoperto un affresco di scuola genovese del 1608, il Battesimo di Gesù da parte del Battista
- Pieve di San Giovanni Battista
Chiesetta romanica sita all’interno del cimitero, ad una navata con soffitto a capriate. Le pareti laterali sono interrotte da strette finestre, alternate a lesene, all’interno pregevoli e ben conservati affreschi del 1400 (Storie della passione di Cristo)

Poco dopo Mascatagliata svoltare a sinistra in Direzione Gambina / Mongiardino e dirigersi a Tagliolo

TAGLIOLO MONFERRATO
Comune: tel 0143 89171 www.comunetagliolo.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Via Roma, 2 – 15070 TAGLIOLO MONFERRATO
altitudine sul livello del mare m. 315

Il nome deriva da Talliolus, in riferimento al disboscamento e allo sfruttamento del legname, in passato esclusivo materiale da costruzione.
Antico borgo medioevale che sorge intorno al castello, composto da strette viuzze , muri in pietra ed archivolti, con la casa del boia e la Chiesa di S. Maria Annunziata antica parrocchiale.
Ancora visibile è l’edificio della Corte d’appello sede di tribunale durante il XVIII secolo
La chiesa più antica è S. Vito, situata all'interno del cimitero, che fu la prima parrocchia del paese. L'attuale parrocchia è San Nicolò, nella piazza prospiciente il Castello, con un campanile in pietra arenaria lavorato a sbalzo.
Punti di Interesse:
- Castello Pinelli Gentile
Sorge sulla cima di un colle, uno dei più panoramici di tutto l’Alto Monferrato. La costruzione attuale è il frutto di diversi rifacimenti e restauri, soprattutto nel Seicento quando l’edificio militare divenne residenza signorile. Delle parti più antiche (X secolo) restano le caditoie del ponte levatoio e la torre quadrata che era utilizzata per avvistare le invasioni saracene.
L’ ultimo restauro è eseguito intorno alla fine dell’Ottocento dall’Architetto Alfredo D’Andrade
L’interno ospita una biblioteca, la sala d’armi ed una splendida cantina per la vinificazione
- Borgo Medioevale
Antico borgo medioevale che sorge intorno al castello, composto da strette viuzze , muri in pietra ed archivolti, con la casa del boia e la Chiesa di S. Maria Annunziata antica parrocchiale.
Ancora visibile è l’edificio della Corte d’appello sede di tribunale durante il XVIII secolo

ARRIVO: OVADA

 

 

PALAZZO DELFINO

Sede degli Uffici Comunali di Ovada, il palazzo ha subito nel tempo molti stravolgimenti architettonici che ne hanno variato non di poco l'originaria fattura in stile genovese. Gli angoli sud-ovest e nord-est erano occupati da un loggiato e chiaramente si intuisce che il palazzo non fosse stato costruito per ospitare uffici pubblici.
Il banchiere Badaracco, committente dell'impresa, aveva nelle sue intenzioni l'idea di destinare il primo ed il secondo piano a residenza di famiglia mentre il piano terreno avrebbe ospitato gli Uffici della sua Banca che gli ovadesi conoscevano come "Banca d' Pre Titu".
I lavori di compimento del Palazzo, come già detto di fattura genovese color giallo ocra con bordature e lesene bianche, avvennero intorno al 1890.
Dopo il dissesto economico di Badaracco il Palazzo venne acquistato dalla Famiglia Delfino che concluse alcuni lavori di figura dell'interno affidando la decorazione ad un artista sui generis: il pittore Guglielmini affrescò l'atrio, il primo piano e la scala.
Nel 1922 la famiglia decise di vendere il Palazzo all'Amministrazione Comunale che vi si trasferì da Palazzo Maineri solo un paio di anni dopo poichè la transazione finanziaria non andò subito a buon fine.
Prima dell'insediamento i due loggiati vennero eliminati e trasformati in Uffici alterando irrimediabilmente la forma dell'edificio.
Nelle cantine del palazzo, egregiamente ristrutturate, ha sede l'Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato che si occupa della valorizzazione e promozione dei vini dell Ovadese, valorizzazione e diffusione dei prodotti del territorio, promozione del territorio del Monferrato Ovadese e impegno per la crescita tecnica, professionale e culturale dei produttori, dei soci e della zona.
L'attività di Ristorazione a cura di Wine & Kitchen (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Tel 0143 1921243. Piatti e Specialità gastronomichedell'Ovadese, del Piemonte e della Liguria. Vendita dei Pregiati vini del Territorio a prezzo di cantina (circa 170 etichette). Apertura al pubblico:  Martedì 10-18, Mercoledì 10-18, Giovedì 10-23:45, Venerdì 10-23:45, Sabato 10-23:45. Domenica e Lunedì Chiuso

 

PALAZZO MAINERI

Il fabbricato di stile genovese venne edificato intorno alla metà del Seicento ad uso abitativo.
L'esterno con le sue finte finestre verso Piazza Cereseto e verso Via Cairoli, sembra voler creare una simmetria e razionalità che di fatto non esiste negli interni.
Il palazzo venne acquistato dalle Rev. Madri Pie Franzoniane, che lo occuparono per quasi un secolo, nell’Ottocento.
Nel 1913 il palazzo, occupato già dal 1875 dagli Uffici Comunali, fu acquistato dall'Amministrazione che ne fece la propria sede; a partire dal 1925 divenne sede delle Scuole Secondarie della Città sino al 1962.
Al pian terreno il Palazzo ospita l'Ufficio di Informazione ed Accoglienza Turistica di Ovada (IAT) e la sede distaccata degli Uffici dell'INPS.
Nel piano mezzanino ha la sua sede l'ACCADEMIA URBENSE, importantissima Associazione Culturale che richiamandosi all'omonima Accademia del Settecento fondata da Ignazio Benedetto Buffa, si ritaglia un ruolo fondamentale nella ricerca e divulgazione culturale della cittadina.
Il piano nobile ospita la BIBLIOTECA CIVICA, inaugurata nel 1972, intitolata ai Coniugi Ighina alla quale si accede tramite un' ampia scala in pietra.

  

PALAZZO ROSSI MAINERI

L'edificio cinquecentesco ospita la Civica Scuola di Musica A. Rebora ed appartiene alla tipologia di edifici signorili sorti in Ovada al di fuori della cinta muraria dell'antico borgo. La posizione decentrata consentiva lo sviluppo di eleganti dimore con annessi orti e giardini.
La prima notizia relativa al Palazzo si trova nel testamento di Giorgio Maineri che lasciava al secondogenito un cospicuo patrimonio affinchè terminasse i lavori della residenza.
Alla stessa famiglia si deve la costruzione del palazzo posto ad angolo tra Via Cairoli e Piazzetta Cereseto (sede del Comune, della scuola secondaria ed oggi sede della Biblioteca Civica).
All'inizio del Settecento il Palazzotto fu acquistato dalla famiglia Rossi, la quale trasferitasi in città da Genova godeva di un significativo benessere derivante dal commercio della cera (ricordiamo che le candele erano l'unica fonte di illuminazione ai tempi).
Alla Famiglia Rossi si deve la costruzione della Cappella di San Francesco da Paola.
Nel 1835 il Palazzo risulta ancora di proprietà della Famiglia Rossi quando la Comunità di Ovada chiede in affitto il Palazzo per dare alloggio ai Reverendi Padri Scolopi costretti a lasciare il proprio convento divenuto lazzaretto per i malati di colera.
Da un inventario dello stesso anno (presente in copia presso l'Accademia Urbense)risulta che il Palazzo fosse adornato da più di un'ottantina di quadri ormai quasi totalmente dispersi.
Dopo varie vicissitudini ereditarie il Palazzo divenne proprietà della Famiglia Mariti nel 1926 per poi essere acquisito dal Comune di Ovada nel 1933.
Divenuto poi sede della Civica Scuola di Musica Antonio Rebora, il Palazzo ha subito numerose variazioni strutturali che non hanno però interessato la semplice facciata prospiciente la via che richiama chiaramente lo stile dei palazzi genovesi.

PALAZZO SPINOLA

Il Palazzo venne costruito accanto alla Chiesa quattrocentesca di Santa Maria delle Grazie (oggi San Domenico) intorno alla seconda metà del Seicento; non vi sono documenti che attestino con precisione la data della costruzione che si evince semplicemente da un documento relativo ai confini di G. Massarotti che evidenzia come nel 1648 al posto del Palazzo vi fosse un cortile.
Gli Spinola erano stati già nel Quattrocento, Signori di Ovada ed avevano costruito nuovi palazzi e ville in collina. Il Palazzo, a forma di parallelepipedo, si impone come un volume chiuso e massiccio, senza lasciare spazio alla decorazione che è semplice ed essenziale.
Da questo blocco squadrato diparte un porticato, costruito nel Settecento, ed una serie di locali adibiti un tempo a scuderia, granaio, magazzini poi modificati dopo la vendita della proprietà da parte di Ugo Spinola.
I Padri Scolopi adeguarono i loggiati e gli annessi alle loro esigenze mutando l'aspetto originario del Palazzo il quale aveva comunque già subito dei rimaneggiamenti; possiamo comunque affermare che il Palazzo così come è giunto ai giorni nostri ricalchi molto bene il modello genovese di in impronta alessiana di residenza signorile.

 

TEATRO DON SALVI

L'inaugurazione dell'Oratorio avvenne 1902 grazie all'opera del sacerdote Salvi Giuseppe nato ad Ovada il 10 luglio 1871. Sulle orme di San Giovanni Bosco fabbricò il Ricreatorio con suo patrimonio mirando alla sana educazione ed istruzione della gioventù ovadese, specialmente dei meno abbienti.
Divenne anche prima sala di proiezione dal 1908 e sede della Compagnia teatrale "Filodrammatica Juventus".
Nel 1930 il regime fascista impose la chiusura e solo nel 1945 riprese l'attività con la "A.Bretti" fino al 1980. Fu riaperto al pubblico alla fine degli anni '90.
Per approfondimenti sul tema si rimanda all'ottima pubblicazione dell'Accademia Urbense di Ovada che trovate a questo link:  http://www.archiviostorico.net/libripdf/Don_Salvi.pdf

 

 PARCO COMUNALE "SANDRO PERTINI"

Posto di fronte alla chiesa dell'Immacolata Concezione, il Parco Comunale intitolato nel 1997 al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, venne costituito, nella seconda metà dell'Ottocento, dalle Reverende Madri Pie Franzoniane che unirono i giardini e gli orti di Palazzo Maineri (sede della Biblioteca Civica) e di Palazzo Scassi – Buffa (ora sede di un Istituto Bancario).

 

PARCO VILLA GABRIELI

La villa edificata nel primo Novecento su progetto dell'Ing. Michele Oddini, si erge nascosta da occhi indiscreti non lontana dal centro della cittadina.
Fonte di ispirazione del progetto furono le realizzazioni in Stile Liberty di Gino Coppedè (Castello Mackenzie, Villa Canali Gaslini, Villa Micheli a Genova) che però risultavano troppo ardite per il contesto ovadese e vennero tralasciate per uno stile più sobrio e non così originale.
La villa, protetta da una bella cancellata in ferro battuto riposa placida all'interno di un parco, vera perla della cittadina, che risente chiaramente del gusto naturalistico inglese. Il giardino di gusto romantico impone l'imitazione della natura selvatica esempio di bellezza assoluta poiché spontanea.
A sentieri irregolari e laghetti artificiali si accostano statue, tempietti classici e padiglioni di natura esotica che invitano a perdersi nella natura lussureggiante lontano da occhi indiscreti alla ricerca di sempre nuove mutevoli vedute.
Verso la metà del secolo scorso il giardino fu arricchito, seguendo lo spirito scientifico degli orti botanici, di esotiche specie provenienti da tutto il mondo ( Cedrus Atlantica Galuca, Cedrus Libani, Sequoia Gigantea,Taxodium Didtichum, Magnolia Grandiflora ecc.)
Foto gallery Villa Gabrieli

 

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L’ovadese è da sempre vocato alla produzione vitivinicola, in particolare del Dolcetto; già nel XVIII sec. questo vitigno veniva comunemente chiamato “Uva di Ovada”. Gallesio nel 1800, all'interno della sua opera “Pomona Italiana”, così ne scrisse: “I più stimati [Dolcetti] sono quelli d’Ovada e dei suoi contorni...pare che il clima di quelle colline sia il più appropriato alla natura di quest’uva, mentre essa vi matura perfettamente senza che cadano gli acini, come avviene nei paesi meridionali e vi acquista un grado di perfezione a cui non giunge in verun altro luogo”.

Una storia lunga e di prestigio, ha portato al riconoscimento della DOC nel 1972, prima denominazione di origine controllata per il Dolcetto in tutto il Piemonte.
Luigi Veronelli, uno dei padri dell’enologia italiana, affermava: “È vino [il Dolcetto a Ovada] che (a differenza del normale Dolcetto che ama essere bevuto giovane) per le caratteristicheparticolari del clima e la natura del terreno, gradisce un invecchiamento anche prolungato come altri più conosciuti vini del Piemonte”.

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Grazie alle sue peculiarità, grande capacità di invecchiamento, una struttura importante ed il costante lavoro di selezione dei produttori, il vino ha ottenuto nel 2008 il riconoscimento a DOCG, con la denominazione di Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG.

Le colline ovadesi, nelle zone esposte in modo più favorevole, sono coltivate a Dolcetto che rappresenta una vera e propria peculiarità solo locale che distingue l'ovadese dalle altre zone del Piemonte.
La zona di produzione comprende 22 Comuni del Monferrato Ovadese. E' un vino che trova il suo abbinamento a tutto pasto; nella variante DOC è particolarmente indicato ad essere accompagnato con agnolotti, piatti di pasta, minestrone, carni bianche e rosse, formaggi freschi o semi stagionati e alla tipica farinata di ceci.
Il vino DOCG ama accompagnarsi con carni rosse e brasate, funghi e tartufi che popolano i nostri boschi e formaggi stagionati.

 

                                                         

 

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Via Torino, 69 (Cantine del Palazzo Comunale)
Tel 0143 1921243
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.enotecaregionaleovada.com

 

*Orario WK Wine & Kitchen*

Martedì 10-18

Mercoledì 10-18

Giovedì 10-23:45

Venerdì 10-23:45

Sabato 10-23:45

Domenica, Lunedì Chiuso